150 km attraversando neve e ghiaccio – 2 scalate in prima.
L’idea di questo skitrekking è nata già l’anno passato, e le possibili prime scalate si sono aggiunte con il tempo. Un mio sogno che volevo realizzare già da tanto tempo, quello di essere in cima ad una montagna, dove ancora nessuno vi era stato. È così siamo partiti in quattro per il „The Great Crossing“. Il nostro team era composto da mio padre, me e dai due cameraman austriaci Matthias Aberer e Stefan Fritsche.
Il 26 marzo a Monaco abbiamo preso l’aereo per Islamabad, dove avremmo preparato le nostre pulka (slitte che vengono trainate sui ghiacciai) esclusivamente con il minimo necessario. Non per niente tutto quello che volevamo portarci appresso lo avremmo dovuto tirare noi.
Dopo tre giorni di viaggio abbiamo raggiunto l’ultima località, Shimshal, un paese raggiungibile per strada da soli 10 anni. Ci hanno guardato un po‘ scettici quando siamo arrivati con un bagaglio di oltre 300 kg. Ci hanno detto che fino ad ora nessuno era mai partito con un carico così pesante! Il Lunedì di Pasqua ci siamo incamminati a piedi verso il ghiacciaio di Braldu. Dopo 6 giorni di trekking mozzafiato finalmente abbiamo raggiunto la neve ed il ghiacciaio.
I seguenti 25 giorni potevamo contare solo su noi stessi. I primi giorni erano decisamente un po’ troppo per me. Per prima cosa non ero abituata a trainare una pulka di 70-80 kg, poi le condizioni difficili, i numerosi crepacci, le cadute, anche nei crepacci e le gravi difficoltà nel raggiungere le montagne a causa dei tanti seracchi. All’inizio mi chiedevo cosa in realtà stessi facendo, perchè parlare di una spedizione sportiva era un vero eufemismo, inquanto era un continuo riflettere e agire e questo sempre in cordata.

È durato un po’ finché abbiamo capito le caratteristiche di questi territori e ci siamo adeguati ad esse. Dopo una prima cima per acclimatarci, con solo 2 pulka ci siamo recati in una valle laterale del ghiacciaio Braldu, per effettuare due prime scalate nei pressi del confine cinese. Sono bastati due giorni di marcia per poter allestire un campo per tutte e due le montagne.
Nei due giorni successivi abbiamo potuto intraprendere le nostre prime scalate. Anche qui abbiamo trovato crepacci a non finire, passaggi ghiacciati e abbiamo camminato molto con i ramponi e le piccozze. Ma siamo riusciti sempre a farci una discesa con gli sci dalla cima fino ai piedi della montagna.

Dopo una giornata di riposo abbiamo proseguito in direzione di Lupke la Pass. Anche qui era nostra intenzione voler scalare due montagne. Ma il primo giorno qualcosa in me non andava per il verso giusto. Non avevo una buona sensazione, la mia simpatia per questa cima non era delle migliori. Vento e gelo infine hanno costretto noi quattro a tornare indietro. Il giorno seguente siamo partiti con un pessimo tempo in direzione di Braldu Brakk (6200m). Però abbiamo raggiunto solamente il precedente seimila, perché la cattiva visibilità e una ripida valle intermezza hanno richiesto tutte le nostre forze per poter almeno ritornare sani e salvi al nostro campo. Una volta in più avevamo nevicate e cattiva vista, crepacci e pareti ghiacciate.
Un’ulteriore giornata di cattivo tempo ci ha costretto a fare una pausa, ma infine abbiamo finalmente superato il passo. Questo è stato il prossimo highlight della nostra avventura. Non è stato certamente facile con le pulka e anche il maltempo può portare ad un insuccesso della spedizione, ma oltre il passo ci si avvicina sempre più alla civiltà.
La discesa era abbastanza ripida e spettacolare e dopo due giorni, passando per il Latoks e l’Orge, arrivammo allo spettacolare Snow Lake. Neanche qui il tempo era migliore: nuove nevicate, per più giorni, e le possibilità di scalare le altre montagne in programma svanivano di giorno in giorno.
Lentamente il tempo ci sfuggiva di mano, e infine eravamo costretti a metterci in cammino verso sud, dove i nostri portatori avrebbero dovuto venirci a prendere. Ci siamo incamminati malgrado le pessime condizioni metereologiche e la cattiva vista in direzione di Askoli. Normalmente questo tratto lo si supera in un giorno, ma a causa delle condizioni suddette, ne abbiamo impiegati tre. Le mie scarpe mi facevano male e gioivo semplicemente all’idea del trekking.

Era programmato di incontrare i portatori il 30 aprile verso sera, ma inaspettatamente abbiamo incontrato tre di loro assieme ai loro muli un giorno prima sul ghiacciaio. Volevano essere sicuri di incontrarci veramente e pertanto sono arrivati un giorno prima del previsto. Per noi è stata una vera sorpresa e anche un incontro benvenuto, in quanto strada facendo il cibo iniziava a scarseggiare! Durante gli ultimi giorni abbiamo persino dovuto razionarlo drasticamente.
Abbiamo impiegato altri due giorni per arrivare ad Askoli, dove il nostro viaggio sarebbe finito. Da lì avremmo dovuto raggiungere in jeep e bus Islamabad, dove avremmo preparato tutto per il nostro ritorno a casa.
Questa è stata in assoluto la mia più bella spedizione: quasi un mese lontano dalla civiltà, contando solamente su se stessi, e anche perché volevo che un mio grande sogno si potesse avverare: non solo una bensì due scalate in prima!
E questo insieme a mio padre.
Questa spedizione mi ha motivato immensamente a mi ha dato forza per il futuro. Ho potuto vivere la solitudine più totale, provare cosa vuol dire quando il cibo scarseggia, ho potuto imparare a muovermi su terreno sconosciuto e reagire di conseguenza, a riconoscere ancor meglio le mie forze e le mie debolezze. Ma soprattutto sto cercando di definire sempre più chiaramente il mio percorso e il mio stile e di viverlo!
Un’esperienza che mi ha reso ancora più completa, grazie al sostegno di mio padre, dei miei sponsor e di coloro, che hanno voluto credere in me!
Grazie! Tamara Lunger